Iniziamo subito con uno spoiler: il modo più sicuro per non farti scoprire è non barare.
Usare bene l’AI significa realizzare un lavoro che sia davvero tuo, da presentare con sicurezza alla commissione di laurea.
In questo articolo vedremo quindi come scrivere tesi con ChatGPT usando l’AI nel modo corretto, senza rischiare accuse di plagio. Non troverai trucchi o espedienti, ma una guida pratica per:
- capire cosa è consentito e cosa no;
- usare l’AI come supporto;
- evitare gli errori tipici dei testi palesemente “generati”;
- arrivare alla discussione sereno, perché la tesi rispecchierà davvero la tua voce e il tuo pensiero.
Perché sempre più studenti usano ChatGPT per la tesi
Fin dal suo lancio nel 2022 da parte di OpenAI, l’uso di ChatGPT è divenuto presto parte della quotidianità di milioni di persone nel mondo. Negli ultimi due anni, il volume di utenti connessi giornalmente a livello globale è cresciuto del 70% (Avantgrade.com). Tra questi, troviamo in particolare tantissimi studenti: secondo la “Student Generative AI Survey 2025”, ricerca pubblicata a febbraio 2025 dall’Higher Education Policy Institute (HEPI) e da Kortext, il 92% degli intervistati ha utilizzato almeno uno strumento di intelligenza artificiale, contro il 66% del 2024, mentre la percentuale di chi dichiara di non aver mai utilizzato queste soluzioni è crollata dal 47% al 12%. In Italia, gli studenti tra i 18 e i 24 anni sono ben il 37% degli utenti che utilizzano ChatGPT per produrre elaborati, riassunti, tesine e tesi di laurea. Un aumento di utenti del 45% nei mesi tra gennaio e aprile del 2025 e del 266% rispetto al 2023 (Il Sole 24 Ore).
Esistono dei vantaggi reali nell’uso dell’intelligenza artificiale?
Usare ChatGPT per la tesi può avere benefici concreti, se lo fai in modo corretto: uno dei primi vantaggi è certamente la velocità, in quanto ti aiuta a produrre bozze, schemi e idee per argomenti in poco tempo; è utile per organizzare le idee generando check-list, mappe concettuali, elenchi; è in grado di suggerirti sinonimi, frasi più scorrevoli e chiarimenti su concetti complessi che ti permetteranno anche di superare il così detto “blocco da pagina bianca”.
Una soluzione perfettamente legittima, a patto di verificare il contenuto, rielaborare e personalizzare il tutto. Al contrario, scrivere tesi con ChatGPT può rivelarsi un’arma a doppio taglio, se non revisioni i contenuti.
Tra i principali rischi infatti, c’è la generazione di:
- testi generici e superficiali: frasi vaghe, definizioni astratte, pochi riferimenti concreti al tuo corso di studi o al contesto a cui ti riferisci;
- stile riconoscibile: periodi molto lineari, lessico neutro, formule ripetitive che cercano di simulare un linguaggio naturale e che i docenti ormai associano ai testi creati con AI;
- errori di contenuto: l’AI può inventare dati, interpretare male concetti tecnici o confondere teorie simili.
- fonti inventate: bibliografie con libri mai esistiti o articoli irrintracciabili (anche dette “allucinazioni”) sono un forte campanello d’allarme.
Molti di questi problemi derivano proprio dal modello linguistico, progettato per ottimizzare le risposte in base a ciò che riceve approvazione dall’utente. In questo modo, Chat GPT, così come altri modelli, impara a “dare ragione”, rafforzando convinzioni errate, evitando eventuali conflitti e apparendo neutro e incoraggiante.
In pratica, se ti limita a fare copia-incolla metterai a rischio la tesi e la discussione.
È legale usare ChatGPT per la tesi? Una spiegazione chiara
Cosa dice la normativa italiana
Scrivere la tesi con Chat GPT è legale? In Italia, attualmente si fa riferimento alla Legge sul diritto d’autore (L. 633/1941), che punisce chi presenta come propri, lavori che sono in realtà opera di altri.
Nell’art.1, secondo il recente aggiornamento del 10 ottobre 2025, viene esplicitamente dichiarato che: “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno (umano) di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione (anche laddove create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore)”.
Questo significa che, se utilizzi l’AI esclusivamente come strumento di supporto e nella tua tesi risultano chiaramente riconoscibili l’originalità e il contributo umano, non sussiste alcun reato.
Cosa dicono le università italiane nel 2025
Generalmente, i codici etici delle università condannano ogni forma di plagio e disonestà intellettuale, anche se solo parziale.
Tuttavia, in mancanza di una legge specifica, negli ultimi due anni molti atenei italiani hanno pubblicato policy ufficiali circa la scrittura della tesi con intelligenza artificiale. L’Università di Bologna e l’Università degli Studi di Milano ad esempio, parlano di uso etico e responsabile della GenAI, che può essere usata come supporto se dichiarata e valutata criticamente dallo studente. Nella propria policy, l’Università di Bologna offre persino una serie di F.A.Q su come dichiarare l’uso di ChatGPT in tesi.
Altri atenei (o singoli corsi di studio) adottano invece policy più restrittive: in alcune linee guida è espressamente vietato usare ChatGPT o altri strumenti di AI generativa nella redazione della tesi, come nel Caso dell’Università degli Studi di Padova.
Per evitare il plagio tesi con ChatGPT leggi il regolamento del tuo corso di laurea, le linee guida per la tesi e i codici etici del tuo ateneo. Se nella documentazione l’uso dell’intelligenza artificiale è vietato, non usarla per la tesi.
Differenza tra supporto e sostituzione totale
Concludiamo questa prima parte della nostra guida pratica, con una distinzione molto importante: se usi ChatGPT per chiarire concetti, organizzare il lavoro, riformulare delle informazioni che poi andrai a controllare e a rielaborare, si tratta di supporto alla stesura: il contenuto finale è tuo e rispecchierà la tua comprensione degli argomenti trattati e il tuo pensiero critico. Quando parliamo invece di sostituzione totale, significa fornire all’AI un prompt, copiare e incollare capitoli interi e bibliografia, senza verifiche né riscrittura.
Nel primo caso stai facendo un uso etico dell’AI per l’università usandola come strumento, nel secondo stai delegando la paternità del lavoro. Le possibili conseguenze disciplinari possono portare alla bocciatura dell’elaborato, all’annullamento della discussione e nei casi più gravi, anche alla revoca del titolo.
Se non sei certo del risultato del tuo lavoro, puoi sempre affidarti al servizio di consulenza di TesiUp per una revisione professionale e un supporto personalizzato con controllo antiplagio.
Consiglio 1 – Personalizza ogni frase
Come evitare lo stile “robotico” di ChatGPT
La prima regola per non farsi scoprire con ChatGPT è semplice: nessuna frase deve comparire in tesi così com’è stata generata dall’AI.
Lavora sempre in modalità di riscrittura attiva:
- Parti da una bozza, che farai generare a ChatGPT.
- Chiudi la chat o nascondila.
- Riscrivi con parole tue, riformulando più volte lo stesso concetto. Può esserti utile immaginare di doverlo spiegare a un collega di corso.
Successivamente, riduci la vaghezza tipica dell’AI inserendo esempi reali, come riferimenti a casi studio italiani o internazionali attinenti all’argomento trattato e coerenti con i concetti esposti, ricerche e articoli che hai davvero letto e approfondito e collegamenti a lezioni, esercitazioni, tirocini o seminari svoltisi nel tuo corso.
Si tratta di elementi specifici che ChatGPT non può conoscere e che rendono il testo personalizzato e autorevole.
Per una maggiore personalizzazione, adatta il testo al tuo stile: ogni studente ha un modo di scrivere diverso: alcuni sono più sintetici, altri più ridondanti o usano spesso determinate espressioni. Recupera i tuoi vecchi elaborati, osserva con attenzione il tuo stile di scrittura e inserisci espressioni e costruzioni che ti sono naturali, evitando un linguaggio particolarmente artificioso ed erudito se senti che non ti appartiene e mantieni la coerenza tra i capitoli: il docente potrebbe notare differenze di stile nei vari passaggi della tesi.
Esempi di frasi “da AI” riscritte in modo umano
Ti proponiamo di seguito, alcuni esempi di frasi tipicamente generate da AI e riviste in uno stile “umano”.
Esempio 1
Versione AI
“Nel contesto contemporaneo, l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento innovativo che può supportare gli studenti nella redazione della tesi di laurea.”
Versione umana
“Negli ultimi anni molti studenti hanno dichiarato di usare strumenti di intelligenza artificiale, come ChatGPT, Gemini o simili, per organizzare meglio il lavoro di tesi e superare il blocco da pagina bianca.”
Esempio 2
Versione AI
“È fondamentale sottolineare come la metodologia adottata rappresenti un elemento cruciale per la riuscita dell’elaborato finale.”
Versione umana
“Il modo in cui imposti la metodologia è un dettaglio rilevante perché da questo dipende la qualità dell’intera tesi.”
Esempio 3
Versione AI
“In conclusione, si può affermare che il fenomeno analizzato presenta numerose implicazioni sia teoriche che pratiche.”
Versione umana
“Il fenomeno analizzato nel presente lavoro, non ha solo un interesse teorico: le sue conseguenze sono evidenti anche nella pratica, ad esempio nell’attuazione delle politiche aziendali e nelle scelte dei consumatori.”
Il tuo obiettivo sarà dunque quello di rielaborare quanto suggerito dall’AI con il tuo tono, il tuo stile e la tua competenza sull’argomento.
Consiglio 2 – Mai fare copia-incolla: riscrivi con il tuo stile accademico
Perché il copia-incolla fa scattare gli allarmi anti-AI
Molti docenti utilizzano strumenti come Compilatio, Grammarly o Turnitin, software che oggi integrano anche moduli di rilevazione di scrittura AI che analizzano:
- prevedibilità del testo (perplessità);
- uniformità della lunghezza delle frasi e la variabilità nella scelta delle parole (burstiness);
- presenza di pattern di scrittura tipici dell’AI;
- eventuali
Ma attenzione: questi strumenti non sono infallibili: esistono sia falsi positivi (testi umani segnalati come AI) sia falsi negativi. Ciononostante, possono comunque mettere in allerta i docenti, che potrebbero mettere a confronto il tuo stile con i tuoi elaborati precedenti e verificare la stesura della bibliografia.
Se copi un intero paragrafo di ChatGPT così com’è lo stile sarà molto uniforme rispetto al resto del testo e sarà anche facilmente individuabile il caratteristico lessico generico, compresa la mancanza di dettagli legati al tuo contesto specifico. Questa è esattamente il tipo di combinazione che porta un docente a insospettirsi.
L’importanza del rewriting umano
Ad oggi, l’AI non sa riprodurre l’esperienza emotiva di un essere umano, non è in grado di riportare nei suoi testi la sua voce e la sua personalità. Per questo, un rewriting umano è necessario per rendere una tesi memorabile e interessare davvero chi legge. Detto questo, per ridurre i rischi e aumentare la qualità del tuo lavoro, ti consigliamo di seguire tre semplici passi:
- Usa ChatGPT per avere una bozza strutturata.
- Fai una rilettura critica e chiediti: cosa è davvero utile? Cosa manca? Cosa è banale?
- Riscrivi integralmente ogni paragrafo con il tuo stile, integrando riferimenti a letture specifiche, esempi tratti dalla tua esperienza personale, come un tirocinio, e commenti critici personali.
Effettuare un rewriting non significa aggirare il software, ma scrivere un testo autentico che potresti difendere con sicurezza in sede di discussione e che rispetti lo stile accademico della tua tesi, garantendo coerenza all’intero elaborato.
Consiglio 3 – Verifica sempre i dati e le fonti
Come evitare le “allucinazioni” dell’AI
ChatGPT non “sa” nel senso umano del termine ma piuttosto, genera testo predicendo statisticamente le parole da utilizzare. Come abbiamo detto in precedenza, ChatGPT tende a voler compiacere a qualunque costo l’utente, finendo per inventare articoli mai pubblicati, attribuire una teoria all’autore sbagliato, confondere anno, editore, titolo di un libro o citare riviste scientifiche inesistenti.
Un esempio di quanto detto è la generazione di questa ipotetica fonte:
“Rossi, L. (2019). Digitalizzazione e PMI italiane. Milano: FrancoAngeli.”
Se cerchi questo riferimento su Google Scholar, sul catalogo della biblioteca o anche su qualsiasi libreria online ti accorgerai che non esistono risultati: sei davanti a una allucinazione dell’AI.
Come controllare le fonti
La verifica e ricerca delle fonti è un lavoro particolarmente impegnativo per uno studente, ma se eseguito nel modo e con gli strumenti giusti, può risultare più semplice di quanto pensi. Uno di questi è Google Scholar, un motore di ricerca interno a Google, che consente di eseguire facilmente ricerche generali di letteratura accademica, effettuando ricerche distinte per materiale internazionale o esclusivamente in italiano. Un altro metodo per ricercare le fonti che ti occorrono è l’utilizzo di Scopus, un database bibliografico citazionale internazionale dedicato alle discipline STM (Science Technology Medicine). Basta inserire gli estremi dell’autore e utilizzare gli appositi filtri per la ricerca. Infine, quando disponibile, è possibile consultare articoli con ricerca tramite DOI (Digital Object Identifier) un codice alfanumerico che consente l’identificazione, la citazione in bibliografia e l’accesso ad articoli di ricerca e che conferisce ulteriore autorevolezza alla tua tesi.
Nel contesto di ChatGPT, puoi accedere a questi strumenti tramite funzione “Deep Research”. Una volta definito l’argomento della tesi, indica esplicitamente al chat bot dove ricercare le fonti che ti interessano.
Esempio: “Indicami solo articoli indicizzati su Scopus o Google Scholar riguardanti il metodo di ricerca-azione nella scuola dell’infanzia ed evita di inventare riferimenti”. L’AI a questo punto, ti porrà una serie di domande per comprendere bene cosa ti serve (preferenze per articoli in lingua italiana o internazionale, articoli recenti o anche studi più datati). Una volta ottenuti i risultati, controllane sempre la veridicità. Usa solo fonti realmente presenti online, di cui puoi almeno leggerne le parti principali e che sei in grado di capire e spiegare durante la discussione.
Regole per citazioni e bibliografia reali
- Non inserire mai una fonte che non hai verificato.
- Mantieni coerenza tra stile di citazione (APA, Chicago, MLA, ecc.) e linee guida del tuo corso di laurea.
- Se ChatGPT ti propone una forma di citazione, controlla sempre che rispetti le regole del tuo dipartimento.
- Valuta se dichiarare, in una nota metodologica, l’uso di strumenti di AI, seguendo le indicazioni della tua università.
Consiglio 4 – Fai un controllo antiplagio
Perché i testi generati da AI possono risultare plagiati
Anche se ChatGPT estrae il testo da più fonti e non da un solo riferimento, il rischio di produrre frasi o riassunti molto simili agli originali pubblicati online è piuttosto alto e può portare al plagio, anche se solo parziale. Inoltre, il prompt utilizzato potrebbe coincidere con quello di altri studenti, portando a contenuti somiglianti anche nella forma. I software di rilevazione possono facilmente individuare queste familiarità.
Strumenti consigliati per controlli preliminari
Puoi fare un controllo antiplagio AI preliminare tramite software autorizzato dall’università, come Compilatio, o iThenticate; in alternativa, puoi usare tool esterni come NoPlagio, aggiornati per tracciare non solo eventuali plagi, ma anche testi prodotti con intelligenza artificiale. Tramite scansione del documento completo o di una parte di esso, questi software sono in grado di rilevare somiglianze con fonti online, similarità con frasi e paragrafi presenti in testi, paper o altre tesi pubblicate. Inoltre, riescono a individuare l’uso improprio di AI generative, indicando il tutto per mezzo di indicatori percentuali, che segnalano il tasso di tollerabilità.
Attenzione però, perché non tutti gli strumenti sono affidabili, in quanto esiste sempre l’eventualità di falso positivo o negativo.
Interpretazione dei risultati
Una volta ottenuto un report guarda dove si concentra la similarità (introduzione, concetti chiave, definizioni, conclusioni), verifica che le citazioni siano state correttamente attribuite e controlla quali sono le parti della tesi che risultano come plagio o contenuto generato da AI. Fatto ciò, riscrivi i passaggi eccessivamente vicini alle fonti, riformula i concetti e aggiungi un commento critico personale.
Ricorda che generalmente, una bassa percentuale di similarità non è di per sé una condanna: se si tratta di citazioni, definizioni, parti di normative, ecc., puoi dormire sonni tranquilli.
Consiglio 5 – Usa ChatGPT come assistente, non come autore finale
Cosa far fare all’AI e cosa fare tu
Usare ChatGPT nella tesi come supporto per:
- Brainstorming: generare domande di ricerca e possibili punti di vista.
- Scalette e struttura: organizzare capitoli, paragrafi, sotto-paragrafi.
- Riassunti: sintetizzare articoli che hai già letto (inserendo tu il testo, non chiedendo “riassumi il contenuto di questo link” in quanto potrebbe fornirti risultati non reali).
- Spiegazioni teoriche: chiarimenti su concetti complessi, che poi approfondirai su manuali e paper.
Mai farti scrivere capitoli interi già pronti da consegnare!
Il grosso del lavoro resta comunque a te. Dovrai infatti assicurarti in primis, di definire gli obiettivi della tua tesi, fare ricerca bibliografica, leggere e prendere appunti. Successivamente potrai scrivere una prima versione dei capitoli chiave o, almeno, riscrivere integralmente le bozze prodotte da ChatGPT e curarne la coerenza interna, i collegamenti tra i capitoli, i passaggi tra un concetto e l’altro e le eventuali citazioni. L’ultimo passaggio che ti resterà da fare, sarà costruire bibliografia in base alle fonti verificate.
Errori comuni che fanno capire ai docenti che hai usato ChatGPT
Molti docenti non si basano solo sui software, ma sull’esperienza pluriennale maturata leggendo centinaia di tesi. Ecco i classici errori da red flag:
- Lessico troppo formale o generico, senza mai una presa di posizione.
- Salti logici tipici dell’AI: concetti introdotti senza essere spiegati, passaggi che sembrano presi e incollati da contesti diversi.
- Bibliografia inesistente o errata, non presente in nessun database.
- Citazioni inventate presenti nel testo, che non compaiono in bibliografia, o viceversa.
- Tono non coerente nel testo: i vari capitoli sembrano scritti da due persone diverse.
Per approfondire, abbiamo preparato per te una tabella che mette a confronto le caratteristiche di un testo prodotto da AI con quelle tipiche di un testo scritto da un umano.
Tabella comparativa: AI vs scrittura umana
| Aspetto | Testo generato da AI | Testo scritto (o riscritto) dallo studente |
| Lessico/Linguaggio | Neutro, didascalico, poche espressioni personali, grammaticalmente perfetto, presenza di pattern ricorrenti (repertorio di termini base, utilizzo di espressioni e sfumature non comuni alla lingua italiana) | Variegato, con tratti riconoscibili dello stile dello studente |
| Struttura frasi | Costruzione di numerosi periodi brevi separati da punti interrogativi, frasi medio-lunghe spesso spezzate dall’utilizzo di trattini (—), presenza di numerosi elenchi anche quando evitabili | Alternanza di frasi brevi e lunghe, ritmo meno prevedibile, presenza di elenchi lì dove sono strettamente necessari |
| Contenuto | Concetti generici, esempi astratti, date storicamente inesatte, citazioni errate o inesistenti | Riferimenti a casi studio reali, materiali specifici del corso, esperienze personali (es. tirocini o laboratori), utilizzo di citazioni estrapolate da testi realmente letti. |
| Coerenza interna | A volte salti logici o ripetizioni (in conclusione, in definitiva, ecc.). Concetti incoerenti con il contesto di riferimento o con l’argomento trattato. | Connessioni esplicite tra i paragrafi, richiami mirati |
| Fonti | Riferimenti talvolta inesistenti o imprecisi | Fonti rintracciabili, coerenti con le letture svolte |
| Bibliografia | Formattazione standard, all’apparenza perfetta ma con molti testi inesistenti o non presenti all’interno della tesi. | Bibliografia gestita secondo le indicazioni del corso, con testi davvero consultati |
| Tono dell’autore | Impersonale, senza opinioni proprie dello studente | Più presenza emotiva e utilizzo di argomentazioni personali |
| Rischio di contestazione | Alto facendo “copia-incolla” senza riscrittura e verifica | Molto più basso, se il lavoro è revisionato, autentico e coerente |
Checklist finale per usare ChatGPT in modo sicuro
Prima di consegnare la tua tesi, usa questa checklist pratica per controllare che non ti sia sfuggito nulla:
- Ho letto le linee guida del mio corso di laurea e so se l’AI è consentita, in quali limiti e con quali forme di dichiarazione.
- Ho usato ChatGPT solo come supporto (bozze, strutture, idee, schemi, chiarimenti).
- Ogni paragrafo generato dall’AI è stato riscritto da me e adattato al mio stile.
- Ho inserito esempi concreti legati al contesto di riferimento, al mio corso di laurea e alle letture svolte.
- Ho verificato tutti i dati, le date, le definizioni su fonti accademiche affidabili.
- Non ho inserito in bibliografia nessun testo che non sono riuscito a trovare o che non ho almeno parzialmente letto.
- Ho mantenuto uno stile e un linguaggio coerente tra i vari capitoli.
- Se ho usato l’AI in modo significativo, valuto se e come dichiararlo secondo gli esempi e le policy del mio ateneo.
- Ho fatto, dove possibile, un controllo antiplagio e ho revisionato i passaggi con similarità alta.
- Non ho usato strumenti o servizi che promettono di rendere il testo AI non rilevabile.
- Sono in grado di spiegare a voce ogni parte della tesi, senza dover rileggere il testo parola per parola.
- Mi sono preso qualche giorno per una revisione finale a freddo.
Se hai risposto no anche a uno solo di questi punti, intervieni quanto prima!
Conclusione
Scrivere la tesi con ChatGPT si può, certo, ma solo se:
- rispetti le regole del tuo ateneo e le linee guida del tuo dipartimento;
- usi l’AI come strumento di supporto, non come scorciatoia;
- controlli accuratamente fonti, dati e bibliografia;
- ti prendi il tempo per riscrivere, personalizzare e capire ciò che consegni.
Ora i docenti sono molto più consapevoli dei limiti e dei rischi dell’AI: hanno linee guida, strumenti di controllo e soprattutto esperienza, pertanto, non è possibile sperare in una “invisibilità assoluta”.
L’unica strategia sostenibile è usare l’intelligenza artificiale in modo intelligente e onesto.
Sei sulla strada giusta? Richiedi la consulenza di TesiUp!
Anche utilizzando l’AI, la scrittura della tesi resta un lavoro molto complesso e dopo settimane di lavoro, può essere difficile capire cosa andrebbe migliorato o eventuali incoerenze all’interno del testo. Per questo, una revisione professionale della tua tesi è la scelta migliore.
Contattaci per richiedere una consulenza gratuita con TesiUp. I nostri consulenti ti forniranno:
- una correzione sul piano della forma, della coerenza argomentativa e dello stile accademico;
- un controllo antiplagio e indicazioni su come migliorare le parti più critiche;
- un supporto personalizzato per usare l’AI in modo corretto, senza rischiare problemi con il tuo ateneo.
Parlare con un professionista ti aiuta a capire se stai usando ChatGPT nel modo giusto, individuando i punti deboli della tua tesi per arrivare alla discussione con un lavoro coerente con le tue conoscenze e le tue idee, in linea con le regole dell’università e con la tua coscienza.


